Adenocarcinoma Prostatico

adenocarcinoma prostaticoChe cos’è un adenocarcinoma prostatico?

L’adenocarcinoma è un cancro che è presente nella ghiandola prostatica.

A differenza di altri tipi di tumore, il cancro alla prostata è caratterizzato da un’evoluzione molto lenta. Il cancro della prostata è molto comune, anche se la causa esatta non è nota. Esaminando il tessuto prostatico al microscopio ottenuto dopo un intervento chirurgico o dopo un’autopsia è stato dimostrato che il cancro si trova nel 50 per cento degli uomini di età superiore ai 70 anni e quasi in tutti gli uomini oltre i 90 anni di età.

 

La diagnosi del cancro alla prostata

Nonostante la lentezza dei progressi della malattia e l’insorgenza tardiva dei sintomi, il cancro alla prostata può essere diagnosticato con test medici. Attraverso un esame digitale (palpazione nella zona interessata) o un test del sangue specifico, è possibile diagnosticare la malattia prima della comparsa dei sintomi. Dopo un esame fisico generale, l’urologo chiederà i sintomi e la storia medica, e svolge alcune delle seguenti prove:

L’esplorazione rettale

In questo test, utilizzando un guanto lubrificato, il medico inserisce un dito nel retto (l’ultimo tratto dell’intestino crasso) del paziente per rilevare l’esistenza di una superficie dura e irregolare (gonfiore o nodulo), che potrebbe indicare il cancro. Nonostante crei un disagio, questo è un test rapido e indolore.

Gli esami del sangue o la prova di antigene prostatico specifico

Questa prova è utile nei cosiddetti “cancri silenti”. Comporta un prelievo di sangue per rilevare la presenza di una sostanza prodotta: l’antigene prostatico specifico chiamato prostata (PSA). L’alterazione del PSA però non implica il tumore alla prostata, ma può verificarsi anche in presenza di prostatite o iperplasia prostatica.

Test delle urine

Con un campione di urina, il medico può determinare se c’è presenza di sangue o segni di un’anomalia, come potrebbe essere un’infezione, iperplasia (ingrossamento prostatico) o altri marcatori del cancro alla prostata.

Ecografia transrettale (TRUS)

Con l’utilizzo di onde sonore è possiible creare un’immagine della prostata su uno schermo che può rilevare i tumori. Il posizionamento della sonda nel retto può essere fastidioso, ma non doloroso. Il test viene eseguito in un ufficio medico e la sua durata varia tra 10 e 20 minuti. È un metodo costoso, ma efficace, con una sensibilità (probabilità di diagnosticare malattia) del 97 per cento. Ha un alto tasso di falsi positivi (individui diagnosticati come malati quando sono in realtà sani).

Biopsia prostatica

La diagnosi di cancro alla prostata può essere confermata solo dal prelievo di un campione di tessuto (biopsia). La biopsia comporta l’inserimento di un ago nella prostata con l’intenzione di estrarre parte del suo tessuto cellulare per poi analizzarlo. Questa analisi è utile per confermare o escludere la malattia.

 

Le cause che provocano un adenocarcinoma alla prostata

Sulla base di osservazioni epidemiologiche sono state suggerite quattro principali cause del cancro alla prostata:

Fattori genetici:

Anche se ci sono indicazioni che coinvolgono fattori genetici come possibili cause di cancro alla prostata è difficile separare questi fattori dai fattori ambientali. Studi genetici hanno dimostrato che esiste un gene specifico sul cromosoma 1 o HPC-1 gene che aumenta le probabilità di ammalarsi di cancro alla prostata.

Fattori ormonali:

Diversi studi hanno suggerito che i fattori ormonali possono essere determinanti nello sviluppo del cancro alla prostata. Dagli studi è stato rilevato:

  • La diretta correlazione tra gli ormoni androgeni (maschili) nella maggior parte dei tumori della prostata.
  • Il fatto che il cancro alla prostata non si manifesta negli eunuchi.
  • Il fatto che il cancro della prostata può essere indotto in ratti mediante somministrazione cronica di estrogeni e androgeni (ormoni maschili e femminili).

Fattori ambientali:

Sono stati identificati diversi fattori ambientali che potrebbero essere i promotori del cancro alla prostata. Questi includono:

  • La dieta ad alto contenuto di grassi animali.
  • L’esposizione al fumo di scarico delle automobili.
  • Inquinamento atmosferico, cadmio, fertilizzanti e chimica di gomma, stampa, pittura e sostanze navali.
  • Agenti infettivi: agenti infettivi a trasmissione sessuale potrebbero causare cancro alla prostata. Studi epidemiologici hanno suggerito un aumento del rischio di carcinoma della prostata associato con un maggior numero di partner sessuali, una storia di malattie a trasmissione sessuale, frequenza dei rapporti, rapporti con prostitute e giovane età di inizio dell’attività sessuale.
  • Al contrario, altri studi hanno suggerito che vi è un aumentato rischio di cancro alla prostata associato con la repressione di attività sessuale come un inizio in età avanzata, un picco precoce e la cessazione prematura dell’attività sessuale.
  • Inoltre, alcuni studi hanno mostrato un aumento del rischio tra i pazienti che non sono mai stati sposati e un rischio ancora più elevato tra coloro che avevano figli, ma altri studi non hanno mostrato una correlazione significativa con lo stato civile o il numero di figli. Allo stesso modo, gli studi di potenziali agenti infettivi non hanno fornito risultati conclusivi, né hanno fornito prove concrete per determinare una causa infettiva nel cancro alla prostata.

 

I sintomi

I sintomi della malattia possono richiedere molto tempo, anche anni prima di manifestarsi. Di solito, dopo lo sviluppo di un cancro alla prostata possono manifestarsi alterazioni nella funzione della minzione:

  • incapacità di urinare
  • aumento della frequenza urinaria
  • dolore o incontinenza.

Insieme a questi sintomi, il paziente può avvertire:

  • dolore frequente nella parte bassa della schiena
  • problemi nella vita sessuale
  • presenza di sangue nelle urine o nello sperma.

Tuttavia, queste alterazioni fisiche non implicano sempre l’esistenza di cancro, ma possono presentarsi anche in una prostatite o in un’ipertrofia prostatica benigna.

 

Possibili cure della medicina convenzionale dell’adenocarcinoma prostatico.

Queste sono alcune possibilità proposte dalla medicina convenzionale a seconda dello stadio in cui si trova il cancro alla prostata. Le alternative naturali sono molte, a partire dalla terapia del Dott. Di Bella, ma verranno trattate in seguito in questo sito.

La rimozione chirurgica della prostata (prostatectomia radicale)

Si tratta di un intervento chirurgico denominato prostatectomia radicale. Con questa operazione si asportano la ghiandola prostatica, le vescicole seminali e le ghiandole linfatiche vicine.

I vantaggi di questo intervento sono di natura psicologica e reale: il paziente è naturalmente portato a ritenere che l’asportazione chirurgica dalla ghiandola coincida con l’asportazione completa della malattia e pertanto con la guarigione. Ma è ormai universalmente riconosciuto che solo per malattie che non si sono ancora diffuse fuori dalla prostata (stadi A e B ) questa aspettativa è realmente giustificata. Infatti, l’intervento può risultare un sacrificio inutile quando, nonostante l’impegno messo in atto, la stadiazione preoperatoria sia stata sottostimata. Purtroppo capita in molti casi che dopo 1/3 anni il paziente scopra di essere portatore di cellule tumorali residue. Si verifica così che solo a posteriori si possa realmente dire se l`intervento sia stato utile o inutile.

Gli svantaggi sono legati al tipo di intervento; necessità di affrontare un rischio chirurgico notevole che pertanto richiede delle condizioni generale buone, l’ospedalizzazione di 2/3 settimane dopo l’intervento una convalescenza di alcuni mesi, una alta percentuale di impotenza e la possibilità della incontinenza. Come per ogni procedura chirurgica sono inoltre possibili altre complicanze che richiedono ulteriori trattamenti.

Tutte queste considerazioni hanno messo in forte discussione nel mondo medico questo intervento, tanto che vi è una revisione critica in atto su quali siano le sue corrette indicazioni e il suo ruolo nella cura di questa malattia.

La Radioterapia

Con questa procedura si impiegano radiazioni ad alta energia per uccidere i tessuti cancerosi. Questa terapia è valida per chi non vuole affrontare i rischi dell’intervento chirurgico.

I vantaggi sono la possibilità di eseguire le sedute di radioterapia senza ricovero, una discreta possibilità di contenere lo sviluppo del tumore ed in alcuni casi di guarirlo, la possibilità di eseguire il trattamento anche in età avanzata e in condizioni generali non ottimali.

Gli svantaggi sono il senso di stanchezza, reazioni cutanee nelle aree trattate, la necessità di urinare spesso e con bruciori, nausea, diarrea, irritazione del retto, sanguinamenti. La maggior parte di questi effetti cessano con la fine della terapia. Esiste inoltre la concreta possibilità di non riuscire a distruggere tutte le cellule tumorali.
Anche questa terapia espone al rischio di impotenza.

La crioablazione

La crioterapia era una terapia in uso negli anni 60/70 che è stata abbandonata per le molte complicanze che si verificavano all’epoca. Recentemente, progressi tecnologici e la possibilità di evitare i rischi dalla metodica grazie al controllo ecografico introperatorio hanno riportato l’attenzione dalla comunità medica su questa tecnica.

Si inseriscono nella prostata, sotto guida ecografica, delle sonde speciali in cui circola una sostanza a raffreddata a -200 gradi. Il freddo che si genera distrugge i tessuti tumorali che vengono successivamente riassorbiti.

I vantaggi della metodica sono: breve periodo di ospedalizzazione (da 1 a 3 giorni) ,la convalescenza breve (solitamente il paziente riprende una vita normale dopo 7 giorni), la possibilità di eseguire la terapia anche in età avanzata e in condizioni generali scadenti, la scarsità di complicazioni chirurgiche, la ripetibilitá della procedura ove necessario, la possibilità di scegliere in un tempo successivo altre forme di terapia, l’elevata percentuale di guarnigione che nel 85/95 % dei casi richiede un solo trattamento.

Gli svantaggi sono la necessità di dover eseguire in alcuni casi una seconda crioterapia, il rischio di impotenza, i rischi presenti in ogni procedura operatoria.

Terapia ormonale

Con questa terapia si diminuisce il livello del testosterone e, pertanto , si ottiene una diminuzione di volume del tumore e il controllo della sua crescita. Con questa cura, man mano che la prostata si riduce di volume, i sintomi urinari migliorano.

Ci sono molti modi per ridurre il livello del testosterone.

La rimozione chirurgica dei testicoli

Questa terapia è stata utilizzata tradizionalmente ed è ancora usata da molti chirurghi. Il suo termine tecnico è orchiectomia. Benchè si tratti di un intervento semplice e non rischioso ha un impatto psicologico rilevante. Bisogna però tenere presente, a suo vantaggio, che non richiede di assumere preparati farmacologici, che i suoi effetti curativi sono ottimi e gli effetti collaterali (impotenza) sono sovrapponibili alle altre terapie ormonali.

LH-RH analoghi

Con questa terapia ormonale si somministrano delle sostanze artificiali che diminuiscono i livelli di testosterone. In tal modo la prostata e il tumore diminuiscono in volume, i sintomi urinari migliorano, eventuali dolori cessano o diminuiscono. Queste sostanze vengono somministrate mensilmente, per la via intramuscolare o sottocutanea.
Al pari dell’orchiectomia causano impotenza e vampate.

Blocco androgenico totale

Con questo tipo di terapia ormonale si aggiunge al LH-RH un’altro farmaco per via orale che elimina anche l`effetto della piccola quota di testosterone prodotta dalla ghiandole surrenali.
Gli effetti collaterali di questa terapia sono, oltre all’impotenza e alle vampate, nausea, diarrea e affaticamento.

La chemioterapia

La chemioterapia è una cura con la quale si somministrano per la via endovenosa sostanze chimiche che uccidono le cellule tumorali. Il problema è che queste sostanze danneggiano anche un certo numero di cellule normali. Per questo motivo vengono usate preferibilmente nelle forme molto avanzate. La chemioterapia causa molti effetti collaterali.

 

Chi cura il cancro della prostata?

Quando si sospettano problemi prostatici il medico pratico curante può interpellare uno specialista chiamato urologo. L’urologo è un medico e chirurgo preparato a diagnosticare e curare le malattie dell’apparato urinario e genitale. L’urologo capirà se i sintomi di un paziente sono causati da IPB o cancro. In alcuni casi il paziente può essere anche inviato da un oncologo (uno specialista nel trattamento medico del cancro).

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